STUDENTI BOLOGNESI PORTANO IN SCENA LE STORIE DEI RICHIEDENTI ASILO

“Lasci casa tua quando è proprio lei a non permetterti più di starci”
Warsan Shire, poetessa di origine somala

Gli studenti bolognesi si calano nei panni dei richiedenti asilo e ne portano in scena le storie.

Il 02 marzo alle 21 alla Quadreria in via Marsala 7 a Bologna, 13 ragazzi al terzo anno del Liceo Galvani proporranno l’evento ad ingresso gratuito “Tutta la vita in un foglio”, organizzato da Azienda Servizi alla Persona Città di Bologna in collaborazione con la compagnia teatrale Cantieri Meticci e con la cooperativa sociale Camelot che gestisce di progetti di accoglienza.
Questa iniziativa si inserisce tra le attività volte all’integrazione previste del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

Il nome riprende il titolo dell’omonimo libro – edito dalla cooperativa sociale Lai-momo nel 2014 – che raccoglie una selezione di memorie depositate da richiedenti asilo presso le Commissioni Territoriali che devono valutare il riconoscimento della protezione internazionale, tradotte e rese anonime. Sono storie reali che aiutano a capire, oltre ai drammi vissuti da queste persone per arrivare sul suolo europeo, anche le motivazioni che le hanno spinte a partire.

Gli allievi del Galvani, nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro con ASP, hanno seguito un percorso laboratoriale di 8 incontri che si è articolato nel mese di febbraio e durante il quale, guidati dal regista Pietro Florida e dagli attori di Cantieri Meticci tra cui anche titolari di protezione, si sono progressivamente calati nei panni dei migranti che cercano rifugio nel nostro Paese. Lo hanno fatto attraverso la lettura collettiva ed individuale, il dialogo ed il confronto, l’ascolto diretto delle testimonianze, la visione di film e l’elaborazione personale di quanto appreso. Il linguaggio dell’arte fatto di narrazione, danza, canzone, video, disegno e puppet, è stato il mezzo per consentire ragazze e ragazzi adolescenti che vivono una quotidianità ben lontana da quella incontrata nel laboratorio, di immergersi progressivamente nelle storie di altre donne e altri uomini, fino a comprenderle a fondo.

“Ma il vero ponte verso quelle storie sono stati Lamin, Aruna, Caramba, Walid, giovani attori migranti dei Cantieri Meticci che hanno preso parte al laboratorio sia come attori che come gioiosi intermediari tra i due mondi”, ha spiegato Florida.

Per informazioni sullo spettacolo è possibile contattare Marco Marano del Servizio Protezioni Internazionali di ASP Città di Bologna: marco.marano@aspbologna.it.